Quando apparve la redazione definitiva di Heartof Darkness, nel 1902, Joseph Conrad era intervenuto molte volte, correggendo il testo, fino a pubblicarne la versione che meglio soddisfaceva il suo gusto. Tuttavia, nella lunga serie di interventi, il più curioso sarà stato sicuramente quello richiesto dalla censura e proprio in merito al contenuto della richiesta: venne criticata, infatti, la scelta dell’autore di accennare soltanto al tipo di rituale indigeno dedicato a Mr. Kurtz e gli venne chiesto di aggiungere altri particolari, altre parole, che spiegassero un po’ meglio, che togliessero un po’ di spazio alla perturbabile immaginazione vittoriana. Per questo gioco di sottrazioni, in verità, tutto il racconto si caratterizza ed in virtù di queste è stata possibile una trasposizione cinematografica come Apocalypse Now, dove l’infedeltà al testo nulla nuoce al suo significato.

 


Viene da chiedersi : perché Heart of Darkness? Il racconto ha caratteristiche lontane dalla guerra contemporanea, altre ragioni, altri scopi. Il Vietnam ha segnato una cesura immensa nella storia e il film di Coppola ci restituisce con veridicità molto di ciò che ha significato. Ci descrive la natura ostile, la foresta immensa che nasconde dietro a una vegetazione lussureggiante infiniti e inimmaginabili pericoli; che vengano da animali feroci come da malattie sconosciute; le vie d’acqua che percorrono limacciose e irrequiete quella foresta e che inghiottono nell’inaspettato chi le percorre. L’alterità che fa da arma sovrana contro l’invasore, la sottrazione di senso che ruba l’anima all’uomo.

I nostri capitani (Marlow o Willard) sospingono le loro imbarcazioni su un fiume che porta via loro costantemente, un metro alla volta, tutti i riferimenti comuni; l’espressione del volto sbigottita e la ragione caparbiamente impegnata nella lotta per non perdere se stessa.


Sono i mezzi espressivi, l’uso che se ne fa, che consentono la costruzione, letteraria e cinematografica, di questa complicata struttura. L’intervento censorio al contrario subito da Conrad, risponde infatti ad una scelta deliberata e non a una dimenticanza dell’autore. Egli stesso dichiara in alcune famose pagine 1che compito della scrittura è afferrare, di volta in volta, un frammento di vita con l’espressione più sincera, perché possa mostrarsi la sua verità. Verità che si mostra, non si scrive, così come si rappresenta la realtà della guerra perché il suo senso, la sua verità, si mostrino attraverso la rappresentazione.

Sembra uno spericolato esercizio di astrazione ed in parte lo è, sicuramente laddove si stacca dal contenuto della narrazione per indagarne i modi, ma soltanto così è possibile avvicinarsi ad un concetto filosofico di cui Heart of Darkness può, a mio giudizio, considerarsi un valido e calzante esempio letterario.

Nel suo Tractatus logico-philosophicus, Ludwig Wittgenstein espose (attraverso un impianto logico e ontologico che qui ovviamente non è possibile riassumere) la propria teoria su ciò che, in filosofia, dovesse considerarsi esprimibile e su quali fossero le conseguenze per chi accettasse come validi i suoi principi. L’indagine del filosofo introduce una contrapposizione tra il concetto di ‘dire’ e quello di ‘mostrare’ che prefigura una scelta addirittura di tipo etico, prima ancora che linguistico. Egli sostiene infatti che, ove l’attività della parola si arresti per non poter più connotare il proprio contenuto come vero (o falso), questo tacere permette che l’essenziale si mostri secondo il modo che gli è proprio e che necessita di questo silenzio, di questo vuoto come di una quinta adeguata. La sottrazione della parola è, in questo caso, intesa non come mancanza, ma come scelta volontaria, per non occultare con falsi significati il disvelamento stesso.


In questo modo è possibile giungere fino a Mr.Kurtz, l’uomo che ha operato su di sé la sottrazione più profonda fino a svuotarsi completamente, he was hollow at the core2, dirà Marlow, che si è consumato nella lotta tra desiderio e odio: the strange commingling of desire and hate3 e che riesce solo dopo un’atroce lacerazione a lanciare il suo sussurro di verità – the horror, the horror!



1 Mi riferisco alla Prefazione al racconto The Nigger of the Narcissus, pubblicata con la quinta puntata del romanzo, sulla New Review nel dicembre 1897.

2 J.Conrad, Heart of Darkness, Penguin Books, 1995, p.95.

3 Ibid. p.113.