Che cosa è il cinema?

(André Bazin)

 Il cinema è il cinema

(Jean-Luc Godard)

 

1 Andare al cinema

    1.1 Andare al cinema (ieri).

Amarcord. La memoria pesca in maniera molto proustiana nel laghetto dei ricordi formatisi dalla sedimentazione delle impressioni scaturite dalle visioni dei primi film. Andare al cinema era un'attività a tutti gli effetti; voleva dire avere la possibilità, ancora una volta, di entrare nel luogo magico, odoroso di fumo, che sarebbe diventato all'improvviso buio all'inizio della celebrazione dell'evento: la proiezione. Questo termine, pro-iezione, che evocava la trasmissione di immagini attraverso un fascio di luce infestato dal pulviscolo, ha sempre significato qualcosa di misterioso e inspiegabile, almeno fino alla lettura del manuale di istruzioni che ne svelava il funzionamento (Platone, La Repubblica, libro VII, I).

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Il tuo non esserci
è già caldo di te, ed è più vero,
più del tuo mancarmi. La nostalgia
spesso non distingue.

R. M. Rilke

 

In Italia, una delle cose più sorprendenti degli anni Settanta del Novecento è la resistenza di quel decennio nell’immaginario collettivo: una resistenza iconografica, culturale, e per lo più diabolica1.

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Hai visto “Gioventù, amore e rabbia”? Lo conosci appena e la domanda è una sorta di presentazione, un po’ come chiedere se è comunista o fascista, se è come te o no, e se non lo è, se non l’ha visto, non seguiranno altre domande, anzi non seguirà nessuna parola. Questo era il film per noi e questo eravamo noi col nostro settarismo ideale e ingenuo, col nostro bisogno di moralità vera, senza compromessi, senza mezze misure.

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“Le mie emozioni sono i miei demoni. L’intensità…”

L. Bourgeois


Nel film (Cassavetes, 1974), una meravigliosa Gena Rowlands (candidata per questo ruolo al premio Oscar per migliore attrice protagonista) veste i panni di Mabel, la moglie tanto sensuale quanto nervosa del capocantiere italo-americano Nick Longhetti, magistralmente interpretato da Peter Falk. La vicenda prende avvio al tramonto di una giornata come tante altre, in quell’atmosfera intrisa di stanchezza estenuante ed esaltato languore che coglie i lavoratori finalmente liberi di tornare a casa.

 

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Quando apparve la redazione definitiva di Heartof Darkness, nel 1902, Joseph Conrad era intervenuto molte volte, correggendo il testo, fino a pubblicarne la versione che meglio soddisfaceva il suo gusto. Tuttavia, nella lunga serie di interventi, il più curioso sarà stato sicuramente quello richiesto dalla censura e proprio in merito al contenuto della richiesta: venne criticata, infatti, la scelta dell’autore di accennare soltanto al tipo di rituale indigeno dedicato a Mr. Kurtz e gli venne chiesto di aggiungere altri particolari, altre parole, che spiegassero un po’ meglio, che togliessero un po’ di spazio alla perturbabile immaginazione vittoriana. Per questo gioco di sottrazioni, in verità, tutto il racconto si caratterizza ed in virtù di queste è stata possibile una trasposizione cinematografica come Apocalypse Now, dove l’infedeltà al testo nulla nuoce al suo significato.

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