Musikè

 

La Musica: scrivere su quest'Arte può rivelarsi in una prima analisi la cosa più complicata che esista, alla luce della sua storia, dei suoi mille protagonisti, delle sue peripezie ...delle Gioie....dei Dolori...delle Passioni che essa ha scatenato e scatena.

 

Descrivere in maniera chiara che cosa dia la linfa vitale a questa ‘Signora’ che ha soggiogato, ammaliato e addirittura.. ucciso.. grandi protagonisti della cultura (ci limiteremo alla tradizione occidentale per ovvie ragioni di frequentazione) vuol dire addentrarsi non solo nei meandri della mente dei suoi protagonisti (quasi mai personaggi semplici...per fortuna!) ma anche nei secoli che l'hanno vista protagonista.

Ci proveremo!!

In questi appuntamenti tenteremo infatti di affrontarne alcuni aspetti strutturali in maniera assolutamente divulgativa ma, speriamo, non scontata: se si riuscirà, intanto, solo ad incuriosire l'interlocutore lo sforzo non sarà stato vano.... E allora come dice il saggio  “chi ben comincia è a metà dell'opera”: dunque...innanzitutto l'origine della parola.


Va subito fatta un' importante considerazione: la parola μουσική (musikè) - la provincia delle Muse -  diciamo dalle sue origini fino ad almeno...Wagner! (con le dovute eccezioni del caso) voleva riferirsi ad un insieme di Arti (Letteratura, Poesia, Teatro, Danza e Musica) e non ad un' arte singola..... specialistica: è di fondamentale importanza questa ‘partenza’..oggi abbiamo non pochi problemi a comprendere ciò, in quanto la nostra è un’epoca di ‘esseri Specializzati’ e ‘incasellati’ dove ognuno si occupa di una e una sola disciplina.

L'idea dell' “uniartisticità” è un male incurabile della nostra epoca: problema questo presente addirittura all'interno stesso delle discipline musicali (di ciò ci occuperemo in seguito).

Non potremmo immaginarci un Omero (pensando alle sue performance come cantore dei propri versi, oppure ai rapsodi nella Polis ateniese del V sec. a.C. con le poesie sempre accompagnate dall’aereo accompagnamento di uno strumento musicale), un Agostino di Ippona, un Leonardo, un Michelangelo, un Leon Battista Alberti, un Re Sole, un Rousseau...e tanti altri, ‘specializzati’ in un solo ambito della conoscenza in quanto la natura dell'uomo ha mille componenti.


Μουσικοτερός (Musikoteros) voleva dire uomo più colto, più raffinato, non più musicale!!! Potremmo quasi azzardare intanto una definizione: la Musica è l'Arte della verbalizzazione di suoni.

Già, verbalizzazione: un concetto assolutamente fondamentale troppo spesso dimenticato nei nostri conservatori o oscurato da presunti principi estetici non troppo pertinenti e spesso arbitrari...la musica è sempre esistita come sorella della parola: il dibattito semmai si è spesso concentrato nello stabilire se sorella maggiore o minore, dipendente o indipendente.

Quindi la Musica nei secoli ha sempre avuto uno stretto legame con il testo tout court, avendo nella sua realizzazione intrinseche regole proprio della ‘pronuncia’ testuale; insomma un fantastico andare a braccetto di pronuncia musicale e pronuncia verbale il quale è assoluto protagonista di anni e anni di storia della musica...storia dell' uomo e del suo voler comunicare.

Quando andiamo a teatro ad assistere ad uno spettacolo di prosa non ci poniamo assolutamente il problema che il testo ci venga o meno restituito dall'attore, che è anche e ovviamente interprete e non semplice lettore, in quanto riteniamo scontato che dia voce al medesimo, altrimenti inerte sulla carta.

Quando invece andiamo ad ascoltare musica pensiamo di recarci ad un “concerto”: questa  è  la prima differenza in quanto disponiamo la nostra mente all'ascolto di suoni e non parole.


A noi infatti colpisce l'esecutore (in maniera positiva o negativa), il suono che egli produce per mezzo del suo strumento, lo strumento stesso e le sue caratteristiche, il compositore e il genere del quale lui stesso si serve....insomma il Suono.

Chissà quante volte ci è capitato di andare ad un concerto, annoiarsi e uscire addirittura di malumore dalla sala, oppure sentirsi esaltati da un'esecuzione straordinaria che ricorderemo nella nostra vita. Cosa è che ci annoia? Ce lo siamo mai chiesto veramente? Perché per l'ottanta percento delle persone (intendo non addetti ai lavori o profondi amatori) musica “classica” è sinonimo di noia? Ci annoia la musica scritta dai grandi Maestri o la sua esecuzione maldestra e oltremodo insignificante?

Tutte queste domande ci paiono in una prima analisi scontate ed elementari ma non lo sono.

Iniziamo subito con il chiarire prima di tutto l’espressione “musica classica”.


Se parliamo di Arte greca, o romana classica,  pensiamo ad un periodo ben preciso della storia dell'umanità; se parliamo di classici latini o greci ci riferiamo a testi ed autori assolutamente definiti (Seneca, Tacito, Quintiliano, Platone, ecc..): bene, perché se parliamo di musica del passato più o meno recente parliamo di musica classica? Questo è un errore storico grossolano... tale denominazione riguarda il periodo della storia della musica che va dal 1770 ca. al 1810 ca. e un luogo altrettanto indiscutibile: Vienna.

Come tutte le definizioni (prime fra tutte la definizione di Rinascimento) essa è nata ad ottocento inoltrato con la nascita di una nuova disciplina, la Musicologia moderna che ha iniziato a catalogare il passato musicale definendo generi e forme (Haydn non sapeva certo di scrivere in forma – sonata!!!!!).

Di conseguenza penso sia più corretto parlare di musica nata in passato (ben inteso solo cronologicamente!), musica nata di recente e musica contemporanea...la Musica rimane una e indivisibile (!): per esprimersi usa nel tempo valori, mezzi ed elementi diversi (per l' epoca, ad esempio, uno Strauss e la sua orchestra era un musicista pop alla stregua di un Freddy Mercury e dei suoi Queen... o uno Schubert, un compositore da salotto e da balera con la sua Volkmusik !!!!).


Cerchiamo dunque di rispondere ai quesiti su posti: perché la musica ci esalta, ci commuove, ci annoia, ci rattrista? Cosa è che fa in modo che questo accada? I musicisti del passato (e, come vedremo non solo i...musicisti!!!) nei loro scritti hanno dato una risposta diretta e inequivocabile: questa è l' arte oratoria attraverso la quale la musica si deve esprimere. Il musicista viene sempre costantemente paragonato all'oratore: per usare le parole di Quantz, «essi hanno lo stesso intento, tanto nella composizione delle loro opere che nella loro espressione. Essi vogliono impadronirsi dei cuori, eccitare o sedare i movimenti dell'animo, e far passare l'ascoltatore da una passione all'altra. È vantaggioso per ciascuno di essi avere nozione delle conoscenze dell’altro».1

Quindi se all'oratore si chiede una pronuncia nitida e precisa con una gradevole diversità del tono della voce evitando l'uniformità della declamazione, con attenzione alle sillabe forti o dolci, veloci o lente, a seconda di ciò che si vuol far risaltare, così al musicista si impone di parlare e di commuovere usando esattamente gli stessi elementi ma in suono. Detto ciò possiamo fare la seguente affermazione: se ad un concerto ci annoiamo vuol dire che l' interprete in questione “parla” male, in maniera confusa e non chiara e non conquista gli animi: si limita ad emettere suoni più o meno ben eseguiti.

 


In questo primo intervento abbiamo intanto cercato di introdurre il lettore al concetto di musica, un’arte legata imprescindibilmente al linguaggio in senso stretto del quale conserva le caratteristiche e le leggi.

 

Nel prossimo numero entreremo nello specifico iniziando ad analizzare tutti gli elementi che messi insieme danno vita a tale linguaggio universale...

Per concludere con le parole di Cicerone, dobbiamo avere chiaro che «...l'arte ha il suo fondamento nella natura: se non commuove e diletta, dà l' impressione di aver fallito il suo scopo. D'altra parte non c'è nulla di tanto connaturato nei nostri animi quanto il ritmo e il canto, dai quali ci lasciamo eccitare, infiammare, lenire, illanguidire e spesso spingere alla letizia e alla tristezza. La loro forza irresistibile si sente più nella poesia e nella musica».2

       

1 Johann Joachim Quantz, Essai d’una methode pour apprendre a jouer de la flûte traversiere avec remarques pour servir au bon gout dans la musique, Voss, Berlino, 1752, pag. 102.

2 Marco Tullio Cicerone, cit. G.Norcio, Opere retoriche, UTET, Torino, 1970, pag. 552.