Un’arte che sa la propria follia

 

Se agisco sapendo che il mio agire è follia, il mio agire ha un senso diverso da quello di chi agisce non vedendo la follia dell’agire in quanto tale. Quindi io resto in interessante attesa di un tipo di arte in cui –io non so come- riesca a trasparire la differenza tra chi sa e chi non sa la propria follia.1

Tuttavia la natura, forse con ottime intenzioni, gli aveva messo nel sangue un correttivo che nulla aveva a che fare con la scienza, e cioè una fantasia estremamente vivace, la quale non si limitava ad agire nei sogni, ma era spesso attiva anche durante la veglia. Una tale scissione della fantasia dalle facoltà razionali doveva predisporlo a divenire o poeta o nevrotico; egli apparteneva a quella specie di uomini il cui regno non è di questa terra.2

 

Gli arti dell’arte, ‘ricettacolo’ di scritture in cui vivere solo un’istanza: «l’Arte non e-siste, se non nel suo darsi». Infatti ad ars e τέχνη (tecne) noi preferiamo ποίησις (poiesis), dinamica inesauribile del fare e dis-fare la materia di cui siamo fatti; mezzo per esporsi e non più via di fuga dalla propria umanità.

 

L’errore in cui incappano quanti cercano riparo nella dimensione artistica sta nel credere che la cultura, l’arte possa riscattare dalla finitudine esistenziale, dimenticando che la sigla dell’umano è proprio la precarietà, il fallimento. Attraverso le parole infuriate di Reger, Bernhard intende mostrare la vacuità di quella superfetazione culturale, in cui l’umanità continuamente si rifugia, solo al fine di evitare di fare i conti con l’errore, con l’inevitabile scacco cui è votata.3

 

Tenteremo, quindi, di far parlare di volta in volta i Testimoni di questa passione irrequieta ed unheimlich (inquietante) attraverso le penne di interpreti per lo più se.dotti da ciò che nell’umano gioca col desiderio dell’impossibile.

 

1 Emanuele Severino, la storia, l’aldilà, il destino (breve estratto), ciclo di lezioni delle ‘Vacances de l’esprit’, Soprabolzano (BZ) 12 – 19 luglio 2008, A.S.I.A. – Associazione Spazio Interiore Ambiente, Bologna.

2 Sigmund Freud, Il delirio e i sogni nella “Gradiva” di Wilhelm Jensen, in Opere, vol. 5, Torino, Bollati Boringhieri, 2008, pag. 269.

3 Micaela Latini, Il museo degli errori, Thomas Bernhard e gli Antichi Maestri, Milano, Edizioni Albo Versorio, 2011, pag. 33.