Letteratura

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Ci sono molti modi di fare cultura, ovviamente, ma in ogni caso sono due gli atteggiamenti fondamentali con i quali gli uomini si pongono di fronte ad essa [...] all'interno [...] nella continuità di un percorso prestabilito; [...] al di fuori [...] quella di coloro che, essendo motivati da un'intenzione che non è scolastica ed erudita, scrivono soltanto per reagire ad una cultura ufficiale che li soffoca perché non restituisce le ragioni della loro vita, perché non arriva sino alle scaturigini di quei grandi temi preverbali dell'esistenza che essa anzi vorrebbe esorcizzare, ma nei quali alla fine risiede l'irrequietezza del destino cui essi sono inevitabilmente esposti. Coloro scrivono non per estendere l'area della cultura, ma per riuscire a respirare nuovamente; costoro scrivono perché avvertono che la cosa più importante della loro vita, forse l'unica importante, non riescono a riconoscerla nella cultura ufficiale assestata dalle istituzioni, protetta e tesaurizzata. Prima o poi costoro si mettono a scrivere in quanto avvertono che senza tentare di esprimere quella cosa che la cultura tace e che costituisce il segreto più inquietante della loro esistenza essi si sentirebbero soffocare o rischierebbero di precipitare nella nevrosi o  addirittura nella follia. Costoro allora si mettono a scrivere spingendo le loro domande oltre il limite che sino allora era consentito dalle istituzioni della cultura; essi scrivono per domandare dove sino allora non era lecito domandare. [Aldo Giorgio Gargani, La frase infinita, 1990]