Pelgreffi, Slavoj Zižek

 

 

I. Pelgreffi, Slavoj Zižek, Orthotes, Napoli-Salerno 2014.

 

di Andrea Sartini

 

 

In che modo l'uomo si pone di fronte al vuoto? Poche domande come questa riescono a cogliere l'esigenza profonda che attraversa l'opera del filosofo Slavoj Zižek. La domanda è posta da Igor Pelgreffi intorno alla metà del suo piccolo e densissimo lavoro sul filosofo sloveno. In che senso questa domanda è a tutti gli effetti una domanda chiave? Una risposta può essere che la passività dell'uomo nel cedere al sistema ideazionale dominante iper-capitalista indica l'incapacità di quest'ultimo di sostenere questo vuoto.

 

 

Cosa garantisce il sistema? Il sistema ideazionale garantisce narcosi e sedazione, più nello specifico la sedazione è prodotta dalla girandola dei gadgets che promettono di riempire la faglia e la divisione che noi stessi siamo in quanto soggetti. È assai lucido Pelgreffi nel sottolineare che "il Reale accade e che noi non siamo in grado di incorporarlo nel nostro apparato difensivo-simbolico: ci forma, ma è insopportabile, o, meglio, è il non supportabile dal soggetto". Il punto sta nel comprendere che, è a partire dalla consapevolezza che l'uomo non è "fatto" per sopportarlo, che si innesca lo stordimento portato avanti dall'universo del consumo. Le merci servono per farci dimenticare che siamo mancanza, siamo faglia, siamo reale. Nel suo Il soggetto scabroso Zižek ci ricorda che "L'Io è tenuto a incontrare qualcosa di estraneo all'interno di se stesso". Occorre capire che tipo di rapporto intratteniamo con questa estraneità: l'analisi scommette sulla possibilità dell'esposizione a questa estraneità reale, il capitale lavora, attraverso l'ingiunzione al consumo iperbolico di oggetti, all'esorcismo di questa estraneità. I gadgets hanno il compito di nascondere il nostro essere strutturalmente soggetti a extimitè. In uno degli ultimi capitoli del libro Pelgreffi si domanda se Zižek sia un pensatore politico. Non avrei dubbi nel definirlo tale se non fosse che per l'insistenza con cui richiama il motivo decisivo dell'autoalienazione primigenia che caratterizza l'umano. Zizek ci dice con chiarezza che nessun processo di emancipazione è possibile se non affrontiamo quello che Pelgreffi individua come "problema psico-ontologico del vuoto" che è come dire nessuna politica possibile senza un riposizionamento nei confronti del Reale che siamo. Chi oggi pone il problema politico senza prima soffermarsi sul rapporto che l'umano intrattiene con il vuoto non coglie la particolare forma che la servitù volontaria ha assunto nel nostro tempo, una servitù nei confronti del gadget che illusoriamente ci fa dimenticare la lacuna che siamo. Non è dunque difficile capire che la partita si giocherà sulla capacità o meno che avremo di formarci al vuoto. Formarsi al vuoto/Reale è rendersi indisponibili per gli apparati di cattura. Il libro di Pelgreffi fa segno verso questa indisponibilità.