TRACTATUS (a casa di Betty)

 

 La mattina mi sveglia un baccano infernale, adesso vado su e dico qualcosa, che idea è quella di mettersi a trapanare alle sei di domenica mattina.

Basta. Mi vesto. Sono una persona che non si intromette nelle faccende degli altri, ma tutto ha un limite. 

Salgo le scale e suono alla porta. Sembra che non sentano. Riprovo. Il trapano tace.

Una donna in vestaglia mi apre.

 

 

«Signora il trapano a quest'ora disturba».

«Venga dentro». La donna sembra nervosa. «Venga, non stia lì».

La donna mi tira per un braccio.

«Non c'è bisogno che io entri in casa sua».

«Non si preoccupi di questo, le faccio un caffè?».

È di sicuro una di quelle donne che prendono psicofarmaci, penso in fretta.

«No grazie, vorrei tornare a riposare un po'».

«Ascolti, le posso spiegare».

«Volevo soltanto dirle che non è educato fare tanto rumore a quest'ora. Mi faccia andare per cortesia».

La signora mi trattiene per una manica:

«Non vada via, ho bisogno di parlare con qualcuno».

Con una mossa fulminea si mette dietro di me e mi spinge con impeto lungo il corridoio, sto persino per inciampare, finisco nel salotto su una poltrona a fiori.

«Deve smetterla signora, ma cosa fa, è impazzita?» faccio per rialzarmi. «Se mi fa il piacere di ascoltarmi, non la disturberò più». Dopo sei mesi di training autogeno, posso mantenere la calma ancora un po'. «Dica in fretta».

«Mi chiamo Betty e sto leggendo Wittgenstein, lo sa vero che il suo Tractatusha suscitato diverse interpretazioni? Senta qui, questa frase, Die Welt ist was der Fall istla si può leggere in due modi, Il mondo è tutto ciò che accadee II mondo è tutto ciò che è il caso. Capisce la doppiezza? Quale delle due vorrebbe? Come vorrebbe che fosse il mondo?».

«Vorrei che nel mondo non si trapanasse alle sei del mattino, se ha finito...».

«Non faccia così, non stia a raccontarmi che questo discorso non la interessa. Lei si chiama Davide vero? L'ho visto sul campanello. Davide Viterbo».

«Betty, concludiamo qui il nostro incontro. Si sta facendo tardi». Sono deciso ad andarmene.

«Aspetti, devo dire la cosa importante. Venga a vedere. In quella stanza è cominciato tutto».

Mio malgrado la seguo. Entriamo in una stanza senza mobilio con mucchi di calcinacci. A terra il trapano maledetto.

«Sto cercando di perforare il muro. C'è qualcosa di là. Tutto è cominciato con il Tractatus. Ogni tanto vengo in questa stanza vuota a leggere ad alta voce, mi piace leggere ad alta voce. A lei no?».

Faccio un cenno con la testa, gli occhiali mi finiscono sul naso.

«Succede che ogni volta mentre leggo, una voce di là da questo muro traduce simultaneamente in lingua originale. Subito ho pensato fossero allucinazioni uditive. È mai successo a lei di avere allucinazioni uditive?».

«No. A me no». Perché mai le rispondo?

«Ho provato a dare colpi sulla parete, a chiamare, ma non c'è modo di ricevere risposta, così mi sono decisa ad aprire un varco nel muro. Che altro potevo fare?».

«Non c'è niente oltre quella parete, il muro dà sull'esterno. Si tranquillizzi Betty, smetta le sue letture e provi a praticare un po' di sport». Sono annoiato, stanco, e voglio tornare a letto.

«Visto che non mi crede, ora le darò la prova. Stia a sentire».

Sento la trappola, da qui alla persecuzione il passo è breve. Detesto le donne.

Betty va a cercare il suo Tractatused io prendo il corridoio alla svelta. Lei mi raggiunge.

«Cosa fa, va via? Non vuole sapere se dico la verità?». «Sono disinteressato alla verità. Inoltre odio le donne. Si cerchi un altro».

«Pensa forse di impressionarmi? È convinto di avere sufficienti motivi per il suo odio?». Le donne sono insaziabili. Nulla che le plachi. «Cosa vuole farci con quella ferita? Tenersela tutta la vita?». Betty mi insegue lungo le scale. Allungo il passo, entro in casa e chiudo la porta. Alle mie spalle il silenzio. Miracolo.

Sono quasi le sette, guarda che modo di cominciare una giornata. Voglio tornare sotto le lenzuola. Mi svesto. Mi distendo, mi allungo, tento uno sbadiglio. Niente da fare, ho il diaframma bloccato e un inizio di tachicardia. Girarsi nel letto. Mi siedo e provo a respirare. Mi sono sempre vergognato di fare questi esercizi, finché non ho visto che funzionano. Respirare correttamente può liberare dall'angoscia e calmare le palpitazioni.

Va già meglio. Sento che comincia a piovere e so che potrebbe esserci un temporale in arrivo, l'ho letto nelle previsioni. Rialzarsi e fare il tè. Cielo scuro. Chiudere tutte le finestre. Acqua che bolle e subito dopo il campanello. È lei. Tutt'uno col campanello. Apro uno spiraglio. «Se non la smette, chiamo la polizia».

«Torni su per piacere. Venga a vedere cosa succede in casa mia. La prego».

C'è una inflessione nella sua voce che solo ora mi ricorda qualcosa. La osservo meglio. Spalanco la porta.

«Allora viene?».

[...]

 

 

Simonetta Silvestri Raggi,

scrittrice, pittrice, esperta di medicina tradizionale cinese, insegna Tai Chi Chuan

al Centro La Tigre Bianca di Modena di cui è cofondatrice.

http://www.latigrebianca.it/

Dal 2012 cura il blog Fallo in Cina dedicato al pensiero cinese e all'interesse

che Lacan ebbe per la lingua cinese e il taoismo.

http://falloincina.bloog.it/

 

Ha pubblicato nel 2014 il libro Le meditazioni di Clara Wu (ed. Albatros, Roma),

composto da sette prose brevi. Ecco la prima parte di uno dei suoi racconti.