LA DISUMANITÀ DEL CAPITALE

C’è un immobiliarista velleitario che vorrebbe…che ha progetti ambiziosi di ascesa sociale; c’è una signora ricca e infelice che vorrebbe dare un senso alla propria vita ristrutturando un teatro di provincia con i quattrini del marito; c’è una ragazza oppressa dal padre ambizioso che vorrebbe un amore vero e una vita autentica, ma soprattutto c’è un incidente stradale misterioso avvenuto in una notte alla vigilia delle feste di Natale nella gelida strada provinciale della Brianza che collega i destini di questi personaggi.

Per ricostruire cosa è avvenuto quella notte avremo occasione di passare nelle vite di queste persone e ne viene fuori una specie di giallo dove mano mano si compone come un mosaico e racconteremo… anche molti personaggi, una trama corale molto fitta dove esce fuori un pochino un ritratto anche dell’infelicità delle persone, dei sogni, delle illusioni di questo momento.1

Paolo Virzì

 

Il capitale umano è una voce finanziaria, neutra, tecnica e specifica. È una somma algebrica funzionale al risarcimento di un danno patrimoniale, un calcolo compensatorio di natura giuridica.

Tuttavia, capitale umano è anche metafora della ricchezza che ogni essere umano possiede, la somma astratta delle capacità e delle possibilità di cui ciascuno dispone.

Il capitale umano, insomma, può rappresentare alternativamente il prezzo di una vita, una sorta di bilancio finale che somma un’ora di lavoro dopo l’altra, oppure il valore, unico e irripetibile, che possiede l’intensità dell’esistenza. Il film di Virzì ha il merito di tematizzare il doppio significato di questa espressione: di confonderla e poi di scioglierla amaramente.

Narrate ciascuna secondo un punto di vista diverso, le vicende dei tre personaggi principali (Dino Ossola, Carla Bernaschi, Serena Ossola) confluiscono fatalmente su una medesima scena: seduti al tavolo di un ristorante, tutti quanti attendono di sapere il nome del vincitore del premio scolastico “Cottafava”. Mentre la famiglia Bernaschi confida nella vittoria del figlio Massimiliano (uno dei tre candidati), la famiglia Ossola è ospite della serata per altre ragioni: da un lato Massimiliano è fidanzato con Serena, dall’altro lato, suo padre, Dino, è da poco entrato in affari con lo speculatore finanziario Giovanni Bernaschi nella speranza di arricchirsi il più facilmente e rapidamente possibile.

Le vicende dei tre personaggi principali si arrestano esattamente intorno a questo tavolo dove tutti e tre arrivano dopo aver intrecciato, in parte, le proprie traiettorie personali2. Solo adesso, poco prima della premiazione, inizia un racconto in cui nessun punto di vista è prevalente ma ciò che conta è soltanto il susseguirsi degli eventi in cui i personaggi sono coinvolti.

Massimiliano perde il concorso, Giovanni Bernaschi se ne va via deluso e Il capitale umano (così si intitola significativamente questo quarto capitolo) comincia davvero. Siamo ben oltre la metà del film ed è esattamente a questo punto che si colloca cronologicamente la scena d’esordio, il prologo, l’incidente stradale con cui si era misteriosamente aperto il film.

La centralità di questa scena, oltre che per questa cesura narrativa tra fabula e intreccio, è dovuta anche ad un'altra ragione. Giovanni e Massimiliano Bernaschi, infatti, attribuiscono al premio un valore esclusivamente simbolico: sono infatti disinteressati alle qualità necessarie per vincere quel premio e lo considerano come una moneta che per il suo valore di scambio può essere spesa, pesata, misurata. Per loro vincere significa avere un capitale umano nel senso economico del termine, un potere di scambio, di calcolo. La giuria, invece, spiega che il premio tiene conto del rendimento scolastico e dei rapporti affettivi e sociali che il candidato ha saputo creare; descrive cioè il premio nei termini di un capitale umano indisponibile ad essere brutalmente contabilizzato. Dopo la sconfitta di Massimiliano, qualcosa cambia, il rapporto tra le due famiglie sembra sgretolarsi. La relazione sentimentale tra i figli e quella affaristica dei padri sono sul punto di interrompersi: Serena, innamorata di un altro ragazzo, vuole lasciare Massimiliano; Dino Ossola, spaventato dal rischio di una speculazione fallimentare, vuole riavere il suo investimento iniziale.

L’incidente stradale riapre invece, inaspettatamente, il loro rapporto.

Se fino alla scena centrale della cena e del premio il film di Virzì ha utilizzato i due significati di capitale umano ambiguamente, mescolandoli, giunge però successivamente e infine ad una loro contrapposizione frontale. Adesso, le ragioni per cui Dino Ossola vuole rompere con Giovanni Bernaschi si diversificano nettamente da quelle per cui sua figlia Serena vuole chiudere con Massimiliano Bernaschi: le prime sono dovute a un investimento meramente economico, le seconde sono dovute a un investimento sentimentale.

Parallelamente, all’interno di ciascuna delle due famiglie (e della famiglia di Luca, il nuovo ragazzo di Serena) sembra avvenire una frattura generazionale che sembra derivare proprio dalle differenti concezioni di capitale umano ora chiaramente contrapposte. È soprattutto tra Dino Ossola e la figlia che matura l’opposizione più emblematica del film: nel finale, infatti, egli non esita un istante a sacrificarla come merce di scambio. Simile discorso per l’esistenza di Luca, ostacolata dagli interessi dello zio con cui vive, sfruttata da questo personaggio minore che tuttavia riesce a rappresentare la trasversalità della logica capitalistica. Infine, similmente, il rapporto tra Carla Bernaschi e suo figlio: la donna, frustrata, fallita, ma in fin dei conti ben consapevole delle logiche speculative del marito3, sorpresa da Massimiliano a baciare Donato, un giovane intellettuale sognatore, e accusata di tradimento, risponde, laconicamente: “Tra vent’anni capirai perché si fanno certe cose”. In tutti questi rapporti (compreso quello tra Massimiliano e il padre)4, insomma, assistiamo a un passaggio mancato fra le generazioni, a una abdicazione di ruolo da parte dei genitori, incapaci o troppo “indaffarati” per educare i propri figli. Virzì riflette insomma su un tema cruciale, il patto generazionale, come messo bene in luce da un articolo di Valerio Valentini, intitolato -appunto- I ragazzini non salveranno il mondo.5

Della commedia, da cui Virzì ha attinto spesso e ha saputo reinterpretare, rimane solo qualche sprazzo: la figura meschina e arrivista di Dino Ossola da un lato, vicina a certi personaggi di Alberto Sordi; e dall’altro, la riunione dello sgangherato consiglio d’amministrazione del teatro che la signora Bernaschi vuole risistemare, con quella caricatura di consigliere leghista che ha fatto storcere il naso ad alcuni spettatori convinti che il film volesse deridere e criticare la Brianza e i suoi abitanti. Ribadire che il paese di Ornate in cui si svolge la storia non esiste e che il Nord è qui soprattutto un luogo simbolico di potere economico (un Connecticut felicemente e incredibilmente trasposto in Italia) servirà forse a concludere la polemica. Le famiglie Ossola e Bernaschi sono paradigmi di un modo di vivere che non è brianzolo in quanto tale ma che coglie qualcosa che nel brianzolo è “stereotipo”, ed è questo l’ultimo aspetto da commedia che resiste, questa semplificazione: il resto è amaro.

 

 

1 Paolo Virzì ospite del programma “Che tempo che fa” in onda su Rai3.

2 Il film ripete alcune scene cambiando il punto di osservazione. Una stessa situazione può essere descritta per tre volte. I tre capitoli iniziali, in questo senso, mantengono una ambiguità che nell’ultimo capitolo viene a mancare per ragioni che chiariamo nel testo.

3 La scena in cui Carla Bernaschi compra l’innocenza del figlio da Dino Ossola, una vera e propria operazione finanziaria, resta anche emblematica del suo fallimento esistenziale: il vero bacio, umiliante, al quale è costretta proprio nel teatro che lei avrebbe voluto riaprire e rilanciare, ci sembra l’immagine più perentoria del film. Tutto, insomma, può avere un prezzo.

4 Solo la matrigna di Serena, il personaggio interpretato da Valeria Golino, sembra sfuggire a questa logica poiché si sforza di comunicare con Serena e di aiutare Luca, un suo paziente.

5 V. Valentini, I ragazzini non salveranno il mondo: recensione a Il capitale umano di Paolo Virzì, disponibile sul blog 404:file not found (13 gennaio 2014)