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A zig zag nel MILLENOVECENTO

 

Nessun uomo può pianificare il caos, oppure lei tenta di farlo?

Libeskind: Non si può pianificarlo, ma se ne possono cogliere le tracce, come le linee su un palmo di una mano. (Intervista su Potsdamer Platz, 1997)

 

 

[…] L’architettura suscita nell’uomo degli stati d’animo. Il compito dell’architetto è dunque di precisare lo stato d’animo. La stanza deve apparire accogliente, la casa abitabile. […]

Se in un bosco troviamo un tumulo, lungo sei piedi e largo tre, disposto con la pala a forma di piramide, ci facciamo seri e qualcosa dice dentro di noi: qui è sepolto qualcuno. Questa è architettura. (Adolf Loos, Architektur, 1910)

 

Nell’opera di importanti scrittori, artisti e compositori si possono talvolta trovare elementi sconcertanti, situati agli estremi, ai limiti della loro produzione. Tali elementi, fastidiosi e poco «in carattere», non si adattano bene al resto dell’attività dell’artista. […]

In architettura queste produzioni «al limite», non sono soltanto storicamente frequenti, ma sono indispensabili: semplicemente senza di esse l’architettura non esiste. (Bernard Tschumi,  Architettura e limiti, 1980)

 

Finiamola con l’architettura monumentale funebre commemorativa. […]

7. Per architettura si deve intendere lo sforzo di armonizzare con libertà e con grande audacia l’ambiente con l’uomo, cioè rendere il mondo delle cose una proiezione diretta del mondo dello spirito. (Antonio Sant’Elia, Manifesto futurista, 1914)

 

Architettura aperta. Chi o che cosa è oggi?

O, piuttosto, come dobbiamo pensare, progettare, costruire in un mondo che ogni giorno diviene più frammentato? Dobbiamo temere questa frammentazione, sopprimerla e fuggire nel mondo sicuro dell’architettura?

A parte il fatto che la soppressione richiede energia, energia e intelligenza che preferiremmo utilizzare per altri scopi, non esiste più, questo mondo sicuro dell’architettura e non tornerà mai più. (Coop Himmelb(l)au, Manifesto. Catturare l’architettura a parole, 1984)

 

L’arte sorge indipendentemente da ogni metodo, essa è qualchecosa che non può essere insegnato; suscettibile di insegnamento è invece l’artigianato. Architetti, pittori, scultori sono artigiani nel senso originario del termine; come premessa indispensabile di […] progettazione in comune di lavori utopistici di grande respiro […] orientati verso il futuro. (Walter Gropius, Programm des staatlichen Bauhauses in Weimar, 1919)

 

 

Perché dunque l’architettura si rifiuta ostinatamente di uscire dal suo guscio? Perché deve continuare a fare così pesantemente e volutamente mostra delle sue formalistiche realizzazioni? […]

Così l’idea fluida, rarefatta, dello spazio-corpo si è irrigidita, oggettivata, è divenuta astratta, formale e si è costituita in quell’inaccessibile maestà che conosciamo sotto il nome di architettura. (Toyo Ito, Transfinity, Sciogliere la camicia di forza all’architettura, 1988)

 

L’ARCHITETTURA è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei problemi di costruzione, al di là di essi. La Costruzione È PER TENER SU: l’Architettura È PER COMMUOVERE. […] Quando certi rapporti sono raggiunti, siamo presi dall’opera. Architettura è “rapporto”, è “pura creazione dello spirito”. (Le Corbusier, Vers une architecture, 1920-21)

 

[…] Il problema, se si intende l’architettura come un’arte, e come un mezzo pubblico per controllare la psiche, è il suo dipendere, da un punto di vista espressivo, da elementi piuttosto ingombranti di tecnologia costruttiva. […] è un’ulteriore ragione per utilizzare gli imprevedibili e sempre cangianti ingredienti della natura. Il paesaggio […] è dialettico, evolutivo e indeterminato. Infine è una forza iconografica che può far avanzare il linguaggio dell’architettura […] (James Wines, Il bilancio di un architetto, 1990)

 

16. L’ARCHITETTURA COME SINTESI DEL NEOPLASTICISMO. La costruzione è intesa come parte nella nuova architettura, somma di tutte le arti nella loro manifestazione più elementare, loro essenza. Offre la possibilità di pensare in quattro dimensioni, vale a dire che l’architetto plastico […] deve costruire nel nuovo campo, il tempo e lo spazio. (Theo van Doesburg, Tot een beeldende Architektuur, 1924)

 

[…] abbiamo bisogno di sostituire il concetto di architettura come servizio, come una professione accomodante[…]

La forma debole deriva da diverse idee: che non esiste una sola verità; che non esiste una capacità di scelta (le cose devono essere indecidibili, arbitrarie); che le cose non sono più essenziali (non c’è un’essenza dell’architettura, non c’è un’essenza di nulla); che tutto è in eccesso. (Peter Eisemann, Forma forte, forma debole, 1991)